I Fuori Classe di Como il… I Fuori Classe di Como il calcio contro l’autismo “Nessuno si rassegna”

Lega Pro, il progetto della società lombarda che per 13 stagioni giocò in serie A, oggi fallita e in attesa di un acquirente: nelle giovanili dieci bimbi con disabilità.

I soldi vanno e vengono, i valori restano. A Como, nel senso del calcio, i primi sono finiti, tanto che la società è fallita e in attesa di un acquirente (domani si terrà la seconda asta dopo che la prima è andata deserta, la base è 535mila euro, ma ne basterebbero anche solo 400mila). I secondi per nulla, perché non vanno mai in gestione provvisoria. Tanto che, malgrado la precaria situazione economica, la società – 13 stagioni in serie A, salutata nel 2003, appena retrocessa dalla B in Lega Pro – riesce comunque a pensare ai suoi Fuori Classe.

Scritto così, perché è il nome di questo progetto per il quale – almeno qui – i soldi ci sono, grazie anche alla Fondazione Comasca, la diramazione locale della Fondazione Cariplo: dieci (ma altri due sono in arrivo) bambini dai 6 agli 11 anni con disabilità intellettive e relazionali, regolarmente tesserati con tanto di divisa azzurra, borsone e tessera e possibilità di assistere alle partite della prima squadra in tribuna d’onore, allo stadio Sinigaglia: «Atleti nel vero senso della parola», sorride Samuele Robbioni, responsabile della formazione psicoeducativa e dei progetti sociali del Como. È lui che è andato a parlare con il reparto di Neuropsichiatria del locale ospedale e a scegliere i primi nuovi calciatori assieme ai medici. «Quello che chiedevamo ai bambini era una cosa sola: la passione».

A gestirli calcisticamente è Andrea Scanziani, tecnico delle giovanili, assieme all’educatore Gabriele Barreca. Allenamenti veri, tutti i venerdì, dalle 15 alle 16, «pur nel rispetto dei loro limiti, e a ogni seduta segue una merenda con i genitori nella quale ci si confronta, serve a loro oltre che ai bambini». Il tutto per adesso su un campo a sette su fondo sintetico della fondazione comasca Somaschi, ma con l’arrivo della primavera ci si trasferirà a Orsenigo, nel centro sportivo in cui si allenano tutti gli oltre 200 tesserati della società, dai Pulcini alla prima squadra. Sarà la certificazione del fatto che i Fuori Classe sono parte a tutti gli effetti della galassia sportiva del Como. Un altro passo sarà fatto a breve, anche prima del trasloco: i giocatori della prima squadra a turno, a cominciare dal capitano Giovanni Fietta, andranno a trovare i Fuori Classe agli allenamenti, disponibilissimi ad autografi e foto, o anche solo a farsi vedere per mostrare di fare parte di un collettivo. Alla fine sarà esattamente uno sport praticato in un luogo di sport, non in una struttura sanitaria o assistenziale. Cosa, se non fondamentale, importantissima.

Sarà per questo che, pur avendo fatto finora solo quattro allenamenti, i risultati sono già incoraggianti, ovviamente più in senso sociale che sportivo. “Disabilità intellettive e relazionali”, mancanza di attitudine alla convivenza, autismo, chiusura in se stessi. Mentre il calcio è per definizione sport di squadra, nel quale serve parlarsi, guardarsi, capirsi, muoversi armonicamente per un obiettivo comune. «La valenza terapeutica ed educativa è incredibile — prosegue Robbioni — E questi ragazzini stanno già cominciando un proprio percorso, mettendosi in gioco e scoprendo potenzialità per loro nuove. Il bello è vedere che, grazie al pallone, i bambini non si rassegnano. Ogni venerdì arriva al nostro campo anche un operatore della Neuropsichiatria per verificare come vanno le cose, ed è restato piacevolmente sorpreso nel constatare i progressi. Dall’autismo non si guarisce, questo è chiaro, ma anche si può imparare a gestirlo fino a vivere una vita al limite della normalità. Il contributo che stiamo dando con i nostri Fuori Classe è questo, non puntiamo certo a trovare qualche campione del futuro», dice Robbioni.

I bambini del progetto Fuori Classe con l’inizio della primavera si alleneranno a Orsenigo, nel centro sportivo in cui giocano tutti gli oltre 200 tesserati del club

Fonte: repubblica.it

Altri articoli

Como

Tradate

Casnate con Bernate